L’ozono nella cura delle Ulcere diabetiche

Il piede diabetico è un quadro clinico di notevole complessità, in cui le alterazioni vascolari (ma­cro-microangiopatia) e nervose che caratterizzano l'evoluzione della malattia diabetica sono alla base di lesioni ulcerative spesso complicate da sovrainfezioni batteriche. I quadri clinici possibili sono molteplici: si va dalla sempli­ce distrofia della cute e degli annessi a vere e proprie ulce­re trofiche, fino alle più gravi complicanze infettive come la gangrena umida.

La comparsa di manifestazio­ni ulcerative e/o gangrenose delle estremità inferiori avviene frequentemen­te anche in presenza di un efficace controllo dei fattori favorenti (iperglicemia, ipertensione arteriosa, fumo, etc.) e di adeguate norme igie­nico-profilattiche specifiche; la progressione della distruzione tissutale è spesso inesorabile, con comparsa continua di nuove zone necrotiche e progressivo coinvolgimento dei piani sotto-fasciali. In questi casi si impone il ricorso all'intervento chirurgi­co demolitivo.

La National Commission on Diabetes (USA) ha calcolato che il 5-15% dei diabetici va incon­tro ad un'amputazione nel corso della vita. I risul­tati dell'amputazione sono d'altronde deludenti, con una mortalità del 34% nei primi 30 giorni dall'intervento, mortalità che sale al 45, 58, 71 e 76% rispettivamente a 1, 2, 3 e 4 anni dall'in­tervento. Uno studio italiano ha confermato so­stanzialmente questi dati, con il 36% dei pazienti sottoposti ad amputazioni deceduti nei 30 giorni successivi all'intervento.

Da ciò si evince che non sempre il tradizionale approccio terapeutico, e cioè l'ottimizzazione del compenso metabolico, l'uso di antibiotici mira­ti sull'antibiogramma, il courettage giornaliero, l'uso di antisettici locali basati sul topogramma, dà i risultati sperati per cui l'amputazione diviene l'unico rimedio alla situazione evolutiva.

L'ulcera è infatti un fenomeno complesso, espressione di uno stato ipossico ed ischemico che nella maggior parte dei casi è complicato da sovrainfezione batterica. Quando l'ossigeno diminuisce si ha la degenerazione del tessuto stesso e la comparsa dell'ulcera.

Nei casi di ulcere cutanee croniche, cioè lesioni tissutali che non guariscono attraverso i normali proces­si riparativi, l'obiettivo è prima di tutto il controllo dell'essudato e la protezione della cute perilesionale. L'ozono e le me­dicazioni avanzate adsorbenti ad azione antisettica portano alla diminuzione della carica batterica, dell'essudato, della fre­quenza del cambio delle medicazioni e del dolore.

Nella gran parte dei pazienti dopo terapia con ozono e medicazioni si ha la scomparsa dell'infezione batterica e la progressiva guarigione dell'ulcera. Nelle arteriopatie obliteran­ti dell'arto inferiore si assiste in sei settimane all'au­mento dei tempi di marcia e alla diminuzione del dolore. Di fronte ad un paziente arteriopatico avanzato (3° e 4° stadio), spesso candidato all'amputazione di un arto, oggi è possibile avvalersi dell'ozonoterapia che può salvare l'arto ischemico. L'ozono agisce su flusso ematico, fattori reologici, emoglobina, (au­menta la capacità di cedere ossigeno ai tessuti), ha una potente azione antibatterica ed antimicotica ed immunomodulatrice.

L'ozono è presidio terapeutico convenzionato con il Sistema Sanitario Regionale Lombardo da circa ven­ti anni per la cura delle ulcere, grazie al suo effetto scientificamente dimostrato emoreologico, antimi­crobico e cicatrizzante. Il trattamento del piede dia­betico con ozono rappresenta un doppio vantaggio: evita interventi demolitivi con conseguenze pesanti sulla vita del paziente e costi a lungo termine per il SSN.

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